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Lezione 7: Come funziona l’istogramma

Cosa è l'istogramma e come funziona

Scattare fotografie in digitale presenta molti vantaggi, tra cui uno dei principali è che colore, luminosità e toni dei singoli pixel che compongono l’immagine vengono registrati appena viene scattata la foto.

Questi valori possono essere rivisti sullo schermo LCD della propria macchina fotografica in due modi: il primo come immagine, il secondo come rappresentazione grafica tonale, meglio nota come istogramma.

Poter interpretare gli istogrammi aiuta a valutare se l’immagine possiede dei valori tonali accettabili che consentono uno scatto ben esposto, in particolare con luce forte, quando è difficile rivedere chiaramente l’immagine sullo schermo LCD.

Come funziona l’istogramma

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Un istogramma normalmente può essere visualizzato sullo schermo della nostra macchina fotografica sia in fase di scatto che in fase di visualizzazione dell’immagine. L’istogramma è un grafico in cui l’asse delle X (orizzontale) rappresenta l’intera gamma tonale digitale dal nero al bianco, mentre l’asse delle y (verticale) rappresenta il numero di pixel con un valore tonale preciso.

Potrebbe essere utile cercare di dividere mentalmente l’asse delle x in tre sezioni: le ombre a sinistra, i toni medi ad centro, e le luci a destra.

Un’immagine idealmente esposta potrebbe generare un grafico a campana che digrada delicatamente verso i punti di bianco e nero alle due estremità dell’istogramma. Per esempio un istogramma che presenta la maggioranza dei pixel nella parte sinistra indicherebbe un’immagine sottoesposta o scura (tono basso), mentre una in cui la maggior parte dei pixel sono raggruppati verso destra indicherebbe un’immagine sovraesposta ovvero molto luminosa (tono alto).

Cosa è l'istogramma e come funziona

Alte luci e ombre ritagliate

Uno degli aspetti più utili del poter rivedere l’istogramma di un’immagine è che può avvisare in presenza di alte luci o ombre tagliate. Possono entrambi essere presenti in una scena che mostra una gamma tonale molto ampia, ovvero in una scena che contiene ampie zone di ombre scure e uguali aree di luce forte. A seconda della fotocamera e del sistema di misurazione usato, in una situazione così complessa di luce, è possibile che le ombre scure siano sottoesposte e diventino completamente nere senza dettagli distinguibili (ombre ritagliate) o le zone con luce forte siano sovraesposte e rese totalmente bianche (luci forti ritagliate), o entrambe le cose. Le aree luminose di un’immagine, sovraespose tanto da diventare puro bianco, sono spesso definite luci forte ingrandite.

Sia le luci ritagliate che le ombre si individuano rapidamente grazie all’istogramma in quanto potremo osservarle raggruppate o in una punta separata di pixel accumulati ai margini del grafico. Se guardando un istogramma noti che ci sono gruppi di pixel concentrati su uno dei due lati dell’istogramma, cerca di ricomporre l’inquadratura in modo che in essa siano visibili meno zone illuminate o meno zone d’ombra.

Le luci forti ingrandite sono molto invadenti e solitamente impossibili da sistemare con i software di elaborazione digitale, in quanto le luci di questo tipo vengono chiamate anche bruciate e non contengono alcuna informazione da cui partire.

I dettagli sono più facili da ricavare partendo dalle ombre, ecco perché è sempre meglio sottoesporre che sovraesporre.

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